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venerdì, 28 marzo 2008

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Ci siete? Procediamo.

La Maledizione di Tutankhamon (2/5)

Fu il giorno successivo che sir Conan Doyle rilasciò le sue dichiarazioni ai giornalisti che l'avevano assediato appena sceso dal vapore Olympic.
Il papà di Holmes e Watson non era nuovo a certe cose: un suo collaboratore, Fletcher Robinson, che aveva portato avanti indagini su una mummia misteriosa, che si diceva fosse maledetta, aveva incontrato tempo prima un destino simile a quello di Carnarvon.
Doyle non aveva alcun dubbio a riguardo: a certe cose credeva ciecamente.
Con le sue parole, gettate sul sostrato di tensione che si era venuto a creare in quei giorni, la Maledizione di Tutankhamon nacque “ufficialmente”. 

Presero a circolare tante voci. Da qui in poi diventa piuttosto difficile scindere reasarcofago interno tutankhamonltà, esagerazioni, e invenzione pura. Ci proviamo, come al solito, senza pretendere di essere esenti da sbagli (come invece credono quelli che scrivono: “La Maledizione fu solo una trovata pubblicitaria!”, con quel “fu” che pesa come piombo, perché “loro” – sissignori – loro Conoscono La Verità!).

Tra le prime voci, quelle di un famoso chiromante e di un noto chiaroveggente, che dissero di aver avvertito Carnarvon del pericolo. Chiaro che il peso probatorio di queste affermazioni è zero; con tutto il rispetto per questi signori, affermare di aver previsto qualcosa dopo che questo qualcosa è accaduto è un po’ troppo facile, specie se poi questo può giovare al lato marketing della propria professione.
Tant’è; però le loro storie si sommarono alle altre, contribuendo a alimentare la teoria della Vendetta del Faraone.
Si cominciò a sostenere – difficile identificare come e quando, come tutte le chiacchiere il fenomeno somigliò a un’onda lunga, che montava crescente – che Carnarvon e Carter fossero ben consci e avvertiti del grave pericolo a cui andavano incontro. Si disse che erano stati ammoniti dai locali, e non solo: nacque la leggenda della famosa iscrizione sulla soglia della tomba. Leggenda, appunto: mai alcuna prova che esistesse.
Questa presunta iscrizione diceva: “La Morte coglierà con ali leggere chiunque tocchi la tomba del faraone”, e in una versione ancora più colorata del racconto, lord Carnarvon, spavaldo, la copre con il suo stemma.

È naturale che queste voci si diffondano in quegli anni, quelli immediatamente successivi alla morte del Conte, sulle pagine dei giornali popolari, mentre il versante più “accademico” si limita a ignorarle.
wadjetMa nel 1926 viene pubblicato il libro di Arthur Weigall, rinomato egittologo, in cui l’autore dedica un capitolo - caratterizzato da un'indagine lucida e critica - alle influenze malefiche degli spiriti antichi. Cita anche il caso della scoperta della tomba di Tutankhamon, che aveva seguito come corrispondente del Daily Mail – favore personale di Carter, di cui era amico, in barba all’esclusiva con il Times. Nel dettaglio, riferisce di un episodio simbolico, un presagio: il canarino di Carter era stato sbranato da un cobra proprio il giorno della scoperta. Facile da interpretare, come presagio: il cobra è la dea Wadjet – dea-cobra, appunto – protettrice dei faraoni, mentre il canarino simboleggia l’indifeso lord inglese.
Le parole di Weigall contribuirono a dare “rispettabilità” alla storia della maledizione, anche fuori dagli ambienti dei pettegolezzi, e via via crebbe il numero di “addetti ai lavori” disposti a darle credito.

Lo stesso Weigall commentò la scoperta sensazionale e agghiacciante del dottor Douglasderry esegue l'autopsia di tutankhamon Derry, poco dopo l’uscita del suo libro. Il dottor Derry, incaricato insieme al dottor Lucas di svolgere l’autopsia sulla mummia, aveva rinvenuto una strana macchia, sul volto del faraone.
Sulla guancia, del faraone, per la precisione.
Nello stesso, identico punto dove Carnarvon era stato punto dall’insetto fatale.

Eh, sì.
Weigall dichiarò:

Sebbene non possa esattamente affermare di credere nell’efficacia di tali maledizioni, devo ammettere che sono accadute cose molto strane, coincidenze, se volete, in connessione con gli scavi di Luxor.

Alle dichiarazioni di Weigall seguì una vera e propria “epidemia di patata bollente”, che vide collezionisti e appassionati sbarazzarsi quanto più velocemente possibile dei reperti egizi in loro possesso (con gran gioia del British Museum, peraltro).

Ah, nonostante – invece – stampa e pubblicazioni varie uccidano Derry e Lucas “subito dopo aver eseguito l’autopsia” (è una delle fole più spettacolose e diffuse), i due studiosi vissero pimpanti fino all’età di 87 e 79 anni, morendo rispettivamente nel ’69 il primo e negli anni Cinquanta il secondo.

Sì, perché lo stadio successivo della storia della maledizione di Tutankhamon è la propagazione: pare che la vendetta non si dovesse fermare a Carnarvon, ma che si dovesse spargere.
E se quella di Derry e Lucas è appunto una bufala, questo non significa che non ci siano invece casi di disgrazie e morti inquietanti legate alla scoperta della tomba.

Procediamo, dunque, nella prossima puntata, con il body count.



Ci vediamo domani con la terza puntata. Intanto, se volete, potete venire a fare due chiacchiere nell'area di Punto Interrogativo su XII Forum.


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