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Benvenuti nel Blog dell'Associazione Culturale XII - Edizioni XII
domenica, 05 luglio 2009

ORE 18:30 – 21:00 presso
LIBRERIA MODO INFOSHOP
via Mascarella 24/b, Bologna
(a 10 minuti dalla staz. dei treni)

Saranno presenti per la redazione di PB:

Marco R. Capelli (fondatore di Progetto Babele), Cinzia Sgambaro (traduttrice e scrittrice), Carlo Santulli (scrittore)

Verranno presentati:

- Ghigo e gli altri di Carlo Santulli (Edizioni Simple)
- Per colpa del Dottor Moreau di Fernando Sorrentino
- La mia Landau di Giuseppe Butera
- Il ciclo di Surk – Mahalabrint di Paolo Durando
- Da D´Annunzio a Pirandello di Mario Puccini, storia di un libro ritrovato, a cura di M.R.Capelli e C.Santulli

Ospiti:
Pietro Sergi, scrittore, che presenterà la raccolta di racconti: Strade interrotte (Laruffa Editrice)

Marco Rizzini, responsabile webmarketing di UNIBOOK Italia, che parlerà delle opportunità del Print On Demand.

Letture di Stefano Farolfi

Performance per voce e chitarra
di Gian Paolo Guerrini e Gian Luca Gaiba

Come sempre, massima gratitudine a quanti vorranno partecipare e, soprattutto, a quanti confermeranno la loro presenza scrivendo alla redazione di PB


venerdì, 19 giugno 2009


PeaceReporter dà notizia che in Serbia sono stati condannati a pene di 20 anni i membri dell’unità speciale degli Scorpioni. Vi ricordiamo che l'anno scorso Jasmina Tesanovic ha dedicato un libro all'argomento, pubblicato in prima battuta con Edizioni XII e successivamente per Stampa Alternativa.

giovedì, 07 maggio 2009
LewisCarrollSelfPhotoChe Charles Lutwidge Dodgson fosse sia matematico che scrittore è un fatto incontestabile, visto che mentre pubblicava libri con lo pseudonimo di Lewis Carroll, insegnava matematica a Oxford (e scusate se è poco).
Meno noto è il suo interesse per la fotografia, sebbene oggi sia considerato uno dei più grandi fotografi dell’epoca vittoriana. Le sue opere riflettono la concezione di una bellezza (divina) intesa come perfezione fisica e morale e legata al recupero dell’innocenza perduta del paradiso terrestre. Una visione, questa, decisamente poco allineata all’etica vittoriana. Secondo il suo biografo Morton Cohen, Dogson “rifiutava il principio calvinista del peccato originale, sostituendolo con il concetto opposto di divinità innata".
Più della metà delle sue fotografie sono ritratti di bambine, in alcuni casi nude (esistono solo sei stampe alicedi questo tipo, ma si ritiene che molte le abbia distrutte o restituite alle famiglie). Questa circostanza è alla base delle accuse di pedofilia che accompagnano la figura di Dogson, come già abbiamo detto la volta scorsa. Tuttavia, la maggior parte degli studiosi ritiene che non sia mai andato oltre un amore platonico. Dice ancora Cohen:
 
Non possiamo sapere fino a che punto la preferenza di Charles per i bambini nei disegni e nelle fotografie nasconda un desiderio sessuale. Lui stesso sostenne che tale preferenza aveva motivi strettamente estetici. Ma dato il suo attaccamento emotivo ai bambini e il suo apprezzamento estetico per le loro forme, l'affermazione che il suo interesse fosse strettamente estetico è ingenua. Probabilmente sentiva più di quanto volesse ammettere, anche a sé stesso. Certamente, cercò sempre di avere un altro adulto presente quando soggetti prepubescenti posavano per lui.
 
carroll_alice_kissingNei due post precedenti, abbiamo illustrato il paradosso della bottega del barbiere e abbiamo visto come si possa rappresentare mediante il ragionamento logico “modus tollens”. Non rimane ora che risolvere il paradosso.
Dove sbaglia lo zio Joe quando dimostra che il barbiere Carr è nella bottega? L’errore sta nel considerare come logicamente opposte le asserzioni: “Se Allen è fuori, allora Brown è nella bottega” e “Se Allen è fuori, allora Brown è fuori bottega”.
Apparentemente, queste sembrano una la negazione dell’altra: viene infatti spontaneo pensare che non possano essere entrambe vere (Brown non può essere sia dentro che fuori la bottega!). Tuttavia nel linguaggio della logica non è così.
Analizziamo l’affermazione “Se Allen è fuori, allora Brown è nella bottega”. Dal punto di vista logico, significa soltanto che non può darsi il caso che Allen sia fuori e Brown sia fuori: solo in questa circostanza l’asserzione è ritenuta FALSA, mentre in tutti gli altri casi è VERA.
Riassumendo:
 
Allen
Brown
“Se Allen è fuori, allora Brown è nella bottega”
In
In
VERA
In
Out
VERA
Out
In
VERA
Out
Out
FALSA
 
Emerge un significato della condizionale “se…, allora…” che differisce dal senso comune. Per comprendere il corretto utilizzo che i logici fanno della condizionale, si ricorre al concetto di contratto. Se una clausola stabilisce “Se ti iscrivi all’associazione, devi pagare la quota”, il contratto va ritenuto non rispettato soltanto nel caso in cui, pur essendoci iscritti, non procediamo al pagamento; se invece non ci iscriviamo, il contratto non è infranto. Così succede per le condizionali in logica: quando la premessa è falsa, la condizionale nel suo complesso è vera (il “contratto” non viene disatteso).
In modo analogo, l’affermazione “Se Allen è fuori, allora Brown è fuori bottega” significa soltanto che non può darsi il caso che Allen sia fuori e Brown sia dentro, quindi:
 
Allen
Brown
“Se Allen è fuori, allora Brown è fuori bottega”
In
In
VERA
In
Out
VERA
Out
In
FALSA
Out
Out
VERA
 
Due asserzioni sono l’una la negazione dell’altra (in logica deduttiva si parla di “proposizioni contradditorie”) se, in tutti i casi possibili, o è vera una o è vera l’altra, cioè se non esistono casi un cui siano entrambe vere o entrambe false. Se osserviamo le due precedenti tabelle, ci accorgiamo che invece esistono due casi in cui le asserzioni “Se Allen è fuori, allora Brown è nella bottega” e “Se Allen è fuori, allora Brown è fuori bottega” sono entrambe vere e si tratta del primo e del secondo caso: in pratica, quando Allen è nella bottega (proposizioni legate in questo modo sono dette “subcontrarie”: dalla falsità di una, se deduce la verità dell’altra, ma dalla verità di una non si può dedurre nulla). Dunque, dal punto di vista logico, è scorretto scrivere che:
 
                  Bc = Se Allen è fuori, allora Brown è fuori bottega lewis_carroll
 
Morale: il “modus tollens” non è applicabile alla dimostrazione dello zio Joe poiché la seconda premessa non è davvero Bc.
In sostanza, a ben pensarci, il paradosso si risolve se ipotizziamo che Allen sia dentro la bottega: in questo caso, Carr può benissimo andarsene, senza che nessuna delle informazioni di partenza venga violata!
Si conclude qui questo breve viaggio nel mondo di Lewis Carroll, sebbene di paradossi  e giochi logici egli ne abbia formulati moltissimi (chissà che in futuro questa rubrica non torni a occuparsene). Vorrei però sottolineare come il modo in cui la nostra società ricorda la sua figura contenga a sua volta contraddizioni e paradossi, come quello di considerarlo uno dei più grandi scrittori per bambini (il “Lewis Carroll Shelf Award” è un importante premio di letteratura per ragazzi) e, nello stesso tempo, condannarlo come portatore di un amore distorto verso di essi.
Saluti stocastici!

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mercoledì, 06 maggio 2009
LewisCarrollSelfPhotoLewis Carroll, alias Charles Lutwidge Dodgson, fu un personaggio eclettico e la sua fama, dovuta al fatto di essere l’autore di “Alice nel paese delle meraviglie”, è oggi offuscata da accuse di presunta pedofilia. Ecco cosa scrive Piergiorgio Odifreddi nel suo articolo “Meraviglie nel paese di Alice”[1]:
 
Il trentenne reverendo aveva un debole piuttosto sospetto per le bambine, ed amava fotografarle nude e sbaciucchiarle, salvo poi scandalizzarsi se scopriva che erano più grandicelle di quanto avesse creduto. Dall’altro lato, la decenne Alice era anche fin troppo sveglia per la sua età: un giorno, ad esempio, invitò un adulto (Ruskin) a prendere il tè a casa sua mentre i genitori erano in gita, provocando un imbarazzo generale quando questi tornarono in anticipo a causa del maltempo. Certo è che, pochi mesi dopo la gita in barca, la madre costrinse di colpo Alice a distruggere tutte le lettere che Dodgson le aveva scritto, e impedì a lui di rivederla: i due si reincontrarono soltanto trent’anni dopo, nel 1891 (Alice lo aveva invitato al battesimo del primo figlio, qualche anno prima, ma lui non le aveva neppure risposto).
 
La bambina citata nell’articolo è Alice Liddell ed è considerata la musa ispiratrice del più famoso libro di Dogson.
Pare che la genesi di “Alice nel paese delle meraviglie” sia riconducibile a una gita in barca. Il 4 luglio Edith-Lorina-AliceLiddell1862, lo scrittore e un altro reverendo, Robinson Duckworth, docente come lo stesso Dogson a Oxford, portarono tre sorelline (Edith, Lorina e Alice Liddell; foto a destra) sul Tamigi. Le bambine pretesero, a un certo punto della gita, che venisse raccontata loro una storia e Dogson, improvvisando, partorì una favola, più tardi pubblicata col titolo di “Le avventure di Alice sottoterra”. Una versione riveduta e corretta venne poi data alle stampe nel 1865 col titolo di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”, sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll.
Le attitudini di Dogson, per quanto sospette, non tolgono (a mio avviso) valore alle sue opere, ma ho ritenuto corretto riportare questo aspetto controverso della sua vita: senza di esso, un articolo su Lewis Carroll sarebbe quantomeno incompleto (e ci torneremo ancora nel prossimo post).
 
Venendo al paradosso della bottega del barbiere, che abbiamo illustrato nel post precedente, è stato fatto notare[2] che la dimostrazione che lo zio Joe propone può essere riarrangiata in modo da corrispondere a un argomento che in logica è detto “modus tollens”. Un esempio di questo argomento, che prevede due premesse e una conclusione, potrebbe essere:
 
premessa 1: Se mangi il veleno, allora muori.
premessa 2: Non sei morto.
conclusione: Non hai mangiato veleno.
 
Il “modus tollens” è un ragionamento corretto e, in generale, si può rappresentare in questo modo:
 
I : A -> B
II : Bc
Ergo: Ac
 
dove I e II sono le premese, A e B sono le asserzioni (rispettivamente mangiare il veleno ed essere morti), Ac e Bc le negazioni delle asserzioni (cioè non mangiare il veleno e non morire).
Il paradosso della bottega del barbiere è un’applicazione del “modus tollens” in cui le due asserzioni sono:
 
A = Carr è fuori dalla bottega
 
B = Se Allen è fuori, allora Brown è nella bottega
 
A quanto sappiamo, A implica B (infatti se Carr non c’è, allora se Allen non c’è, Brown ci deve essere, altrimenti nella bottega non ci sarebbe nessuno). Tuttavia sappiamo anche che è vera Bc , cioè il contrario di B (infatti abbiamo detto che se Allen esce, si porta dietro Brown). Dunque possiamo scrivere che:
 
I : A -> B
II : Bc
Ergo: Ac
 
La conclusione è quindi Ac, cioè Carr non è fuori, esattamente come sostiene lo zio Joe. Allora dov’è l’inghippo? Se il “modus tollens” è un argomento corretto, dove sta il trucco? La prossima volta lo scopriremo…
Saluti stocastici!


[1] Piergiorgio Odifreddi, “Meraviglie nel paese di Alice”, articolo in rete.
[2] Tommaso Gazzolo, “Sei lezioni di logica”, articolo in rete, 2008, pag. 36.
 
 
 
 

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martedì, 05 maggio 2009
LewisCarrollSelfPhotoI rapporti tra matematica e letteratura sono argomento ampio e complesso, forse più di quanto generalmente si creda. In prima battuta possiamo pensare a quegli scrittori, e sono molti, che hanno utilizzato idee matematiche come elementi dei loro racconti e romanzi, o che hanno costruito le loro opere secondo schemi e strutture apertamente mediati dalla matematica. Solo per citare i nomi più noti, rientrano in questa categoria Robert Musil, Hermann Broch, Raymond  Queneau, Italo Calvino, Carlo Emilio Gadda, Paul Valéry, David Foster Wallace, Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares, Aldous Huxley, Edwin Abbott Abbott, Dino Buzzati, Ian McEwan, José Saramago e molti altri.
Probabilmente è la fantascienza il genere letterario che più di altri ha sperimentato questa sovrapposizione disciplinare, nonostante alcuni testi di critica sembrino ignorare questa circostanza[1], nel solco della tradizione italiana e del suo atteggiamento negativo verso la letteratuta di genere. A partire da asimovIsaac Asimov (pensiamo al racconto “Nove volte sette”,  in cui un uomo in grado di fare moltiplicazioni con carta e matita diviene famoso in un mondo del tutto dipendente dai calcolatori) e Stanislaw Lem fino a Greg Bear, Arthur C. Clarke, Greg Egan, Robert Heinlein, Ursula Le Guin, Larry Niven,  Kim Stanley Robinson e sopratutto Rudy Rucker, la science fiction ha sempre attinto con entusiasmo, e spesso anche con cognizione di causa, al sapere matematico, producendo opere che in molti casi rappresentano eccellenti esempi di divulgazione scientifica sotto forma narrativa (non conosco mezzo migliore del racconto “L’hotel straordinario” di Stanislaw Lem per illustrare la successione degli infiniti).
Se focalizziamo il rapporto tra matematica e letteratura nell’accezione più ristretta dei matematici-scrittori, cioè di quei pensatori che nella loro vita possono vantare l’appartenenza a entrambe le categorie professionali, la lista naturalmente si restringe e il rappresentante più significativo (per rimanere nell’epoca moderna) è forse Lewis Carroll, l’autore di “Alice nel paese delle meraviglie”.
Lewis Carroll, pseudonimo (e quasi anagramma) di Charles Lutwidge Dodgson, nacque nel 1832 e fu un pastore anglicano, nonché scrittore, matematico, fotografo, inventore e logico. Purtroppo la sua figura è oggi accompagnata da sospetti di presunta pedofilia e approfondiremo questo aspetto nei prossimi post. Per il momento, ci occuperemo di introdurre uno dei paradossi logici da lui ideati, quello noto come “paradosso della bottega del barbiere”[2].
barberLo zio Joe, lo zio Jim e il loro nipote stanno andando dal barbiere. Nella bottega lavorano tre barbieri: Allen, Brown e Carr. Carr è un’ottimo barbiere, Brown invece è maldestro e Allen, dopo aver avuto una febbre, non ha più la mano ferma. Di conseguenza, lo zio Jim vorrebbe farsi radere da Carr e lo zio Joe gli assicura che così sarà, visto che è pronto a scommettere mezzo scellino che Carr è certamente nella bottega. Lo zio Jim è scettico e chiede come faccia a esserne così sicuro. Lo zio Joe risponde che è in grado di dimostrarlo con la logica, utilizzando soltanto le seguenti due informazioni:
 
1) La bottega è aperta, quindi almeno uno dei tre barbieri è dentro.
2) Allen sa che il suo collega Brown è un pessimo barbiere per cui non lascia mai il negozio senza portarlo via con sé.
 
L’argomentazione “per assurdo” dello zio Joe è la seguente: se Carr fosse fuori, allora se anche Allen fosse fuori, Brown sarebbe dentro, visto che la bottega è aperta e deve essere presente almeno un barbiere; tuttavia, sappiamo che Allen, quando esce, porta con sé Brown. Siccome le asserzioni “Se Allen è fuori, allora Brown è dentro” e “Se Allen è fuori, allora Brown è fuori” sono incompatibili, l’ipotesi che Carr sia fuori conduce a una contraddizione e quindi non può essere vera. Ergo, Carr è sempre nella bottega (nota personale: mi piace pensare a cosa succederebbe se Carr provasse a varcare la soglia del negozio... probabilmente il paradosso che si verificherebbe corromperebbe il tessuto spazio-temporale, con conseguente implosione dell’universo).
Il ragionamento dello zio Joe nasconde ovviamente una fallacia, ma prima di svelarla, vorrei soffermarmi ancora su di esso e mostrare come si possa inquadrare nell’alveo della logica simbolica… questo (e altro) nel prossimo appuntamento!
Saluti stocastici!


[1] Ad esempio: Claudio Bartocci, Introduzione a « Racconti matematici », Einaudi, 2007.
[2] Lewis Carroll, "A Logical Paradox: by Lewis Carroll", 1894.

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martedì, 28 aprile 2009
Libera Interpretazione
di
FedeMaccioni
La fatica sublime

Stars 1948“I bambini sono capaci, com'è ovvio, di credulità letteraria, qualora l'arte dell'inventore di fiabe sia sufficiente a indurla. Si tratta di uno stato d'animo che è stato definito “volontaria sospensione dell'incredulità”. Ma non mi sembra una valida descrizione di quanto accade in realtà, ed è che l'inventore di fiabe si rivela un felice “subcreatore”, il quale costruisce un Mondo Secondario in cui la mente del fruitore può entrare. All'interno di tale mondo, ciò che egli riferisce “è vero”, nel senso che concorda con le leggi che vi vigono. Di conseguenza vi si crede mentre vi si è, per così dire, dentro. Nel momento in cui l'incredulità si manifesta, l'incantesimo si è rotto; la magia, anzi l'arte, ha fatto fiasco.

(...) Costruire un Mondo Secondario dentro il quale il sole verde risulti credibile, (...) richiederà probabilmente fatica e riflessione, e certamente richiederà una particolare abilità, una sorta di facoltà quasi magica. Pochi si cimentano in compiti così ardui; ma quando li si affronta e li si attua in misura maggiore o minore, si ottiene un risultato artistico senza pari: arte narrativa, insomma, elaborazione di racconti nella forma primaria e più pregnante.”

(da: J.R.R. Tolkien, Albero e Foglia, trad. di F.S. Sardi, ed. Bompiani)



Albero e Foglia è un interessante saggio di Tolkien sulla fiaba. Alcuni concetti presenti nel passo riportato, e in particolare quello di subcreazione, pur riferendosi al genere specifico, possono essere estesi a tutti i generi letterari.

Nell'accingersi a scrivere un racconto, l'autore si fa creatore di un mondo immaginario inserito di fatto all'interno del mondo reale. Anche quando l'ambientazione è realistica, immaginari sono i personaggi, la storia, le relazioni, anche se verosimili. E fin qui penso che tutti siamo d'accordo.

Quello che più vorrei sottolineare di questo passaggio è quella sorta di “patto” fra lettore e scrittore, in cui il lettore si impegna ad accettare il Mondo Secondario, purché l'autore si impegni a renderlo credibile. Per esempio, è necessario che le reazioni psicologiche dei personaggi siamo coerenti con il loro carattere, che gli eventuali tempi di percorrenza delle distanze siano rispettati, e così via. È pur vero che questi fattori, nel caso di un racconto non-sense, umoristico o altro, diventano meno vincolanti: salti spazio-temporali arditi, reazioni inverosimili in altri contesti, e così via, sono bene accetti, la fantasia è libera di inventare i più svariati scenari; il che, a pensarci bene è spesso proprio quello che ci si aspetta da un racconto di quest'ultimo tipo. Il “patto” assume altre caratteristiche ma è sempre presente. Portare il lettore dentro la storia, quale che sia, è il fine.

Credo che quanto più il lavoro dello scrittore sia frutto di onesta fatica, tanto più la sospensione dell'incredulità sarà spontanea e continua, tanto più il lettore si troverà, appunto, dentro la storia.

Questo della fatica richiesta a chi narra è un altro concetto chiave su cui Tolkien riporta l'attenzione. È vero: scrivere è divertimento, è passione, ma è anche ricerca e impegno. Lo scrittore osserva i volti, le reazioni della gente, è un radar sempre in ascolto, carpisce situazioni, spunti. Ciascuno di noi fa questo più o meno inconsciamente. La storia prende forma, e il nodo è tutto qui: renderla viva, credibile, coinvolgente, emozionante per chi legge.

O, per dirla con le parole di Tolkien, diventare subcreatori, inventare un Mondo Secondario, indurre una non forzata sospensione dell'incredulità.

Come ha detto qualcuno, una fatica sublime.

mercoledì, 22 aprile 2009
Logo Sogni HorrorI nostri amici di SogniHorror.com hanno appena concluso con successo l'ultima edizione del concorso Buonanotte e Sogni d'Horror.

Non per questo, però, se ne stanno in panciolle a godere del sole primaverile.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere il loro nuovo bando.
Questa volta non saranno in gara brutali racconti orrorifici, ma raffinate poesie. Orrorifiche.

BANDO DI PARTECIPAZIONE

VERSI D'ORRORE!

1. Partecipazione al Premio

E' bandito il concorso VERSI D'ORRORE! - I Edizione 2009. La partecipazione al Premio è gratuita e aperta a tutti, esclusi i membri di Giuria e gli organizzatori. E’ gradita l’iscrizione al forum.


2. Oggetto del Premio

Sono ammessi alla partecipazione  poesie espressamente di genere horror. Tutte quante le opere, ovviamente in lingua italiana. Non c'è nessun limite di lunghezza.
Ogni opera dovrà avere un titolo.
Ogni partecipante potrà inviare un'unica poesia. In caso di invio di ulteriori opere da parte dello stesso autore, verrà considerato come partecipante il primo testo consegnato e i successivi saranno esclusi dalla partecipazione.


3. Invio dell'opera e termine di consegna


L’opera partecipante dovrà essere inviata come allegato in formato .rtf all'indirizzo "redazione AT sognihorror.com" inserendo in oggetto la dicitura “concorso VERSI D'ORRORE” entro e non oltre il 30 giugno 2009. Verrà data conferma del ricevimento via e-mail.
Il ritiro o la sostituzione del racconto inviato al Premio potrà avvenire entro e non oltre una settimana (7 gg.) dal ricevimento della conferma da parte degli organizzatori.


4. Dati personali

Nel corpo della e-mail con la poesia dovrà essere inclusa una dichiarazione di paternità intellettuale e di autorizzazione al trattamento dei dati personali simile alla seguente:
Contestualmente all'invio della poesia [inserire nome dell'opera], [inserire nome e cognome dell'autore] dichiara l'inedicità del testo, di esserne l'autore, di non averne ceduto a terzi i diritti di distribuzione o altri diritti legati al copyright e di poterne disporre in piena e assoluta libertà. L'autore autorizza inoltre il  comitato organizzatore del concorso al trattamento dei propri dati personali, ai sensi del D.L.196/2003 e successive modifiche e integrazioni, limitatamente agli scopi del concorso in oggetto.

Il file contenente la poesia non dovrà includere alcun riferimento all'identità dell'autore. In caso contrario, l'opera non verrà considerata per la partecipazione.
Gli autori possono partecipare al Premio sotto pseudonimo a condizione che nel corpo della e-mail sia inclusa, oltre allo pseudonimo stesso indicato in modo chiaro, la dichiarazione di cui sopra compilata interamente e con i dati reali dell'autore, che non saranno diffusi a terzi. In caso di compilazione mancata o parziale, la poesia sarà esclusa dal Premio. L’autore, inoltre è pregato di fornire il proprio indirizzo di residenza, per la spedizione del premio.
 

5. La Giuria

La Giuria è composta da :
Emanuele Mattana (Webmaster di Sognihorror.com)
Stefano Milighetti (autore)
Giovanna Amoroso (autrice)
Carmine Cantile (autore V classicato alla II Edizione 2008 Buonanotte e Sogni d'Horror)
Federica D'Ascani (autrice)
 

6. I premi

Primo Classificato :
Antologia Racconti... sepolti - raccolta di racconti tratti dal sito www.sognihorror.com
Dvd Cappuccetto Rosso - Regia di S. Simone - Sceneggiatura E. Mattana - consulente G. Lupi
Libro Anima Donna - di Giovanna Amoroso
Libro Oscurità - di Stefano Milighetti

Secondo Classificato :
Libro Dacon, Il delirio del Male - di Federica D'Ascani
Libro Anima Donna - di Giovanna Amoroso

Terzo Classificato :
Libro Anima Donna - di Giovanna Amoroso

Premio Extra per la miglior poesia breve:

Libro Corti - a cura di F. A. Lanza

La giuria, successivamente al ricevimento delle opere, provvederà, a proprio insindacabile giudizio, a stilare la graduatoria di merito finale tra i racconti selezionati e a nominare il Vincitore del Premio, entro il mese di agosto 2009. I premi verranno spediti tramite corriere o posta ai relativi vincitori una volta pubblicata la classifica finale che decreta il vincitore.


7. Pubblicazione on line

Tutte le poesie inviate per il concorso, una volta terminata la valutazione, verranno pubblicate on line, a seconda del punteggio ottenuto.

Ulteriori informazioni le potete trovare nel bando ufficiale >>>

venerdì, 17 aprile 2009
nobelCon questa (ultima e breve) parte dell’analisi dei premi Nobel, mi accingo finalmente a mantenere una delle promesse iniziali, vale a dire la quantificazione delle probabilità che ognuno di noi ha di vincere il Nobel per la letteratura.
La volta scorsa avevamo calcolato le probabilità di vittoria condizionatamente ai profili del sesso, dell’età e della lingua in maniera separata; oggi “uniremo” questi profili, ottenendo delle probabilità di tipo congiunto. Dal punto di vista tecnico, ho utilizzato ancora una volta il teorema di Bayes, ma in una versione un po’ più generale.
Dato il contesto in cui questa rubrica si sviluppa, tratteremo solamente il caso delle persone di lingua italiana (per quanto riguarda i dati demografici, mi sono servito del censimento del 2001). Per questa analisi, ho unito solamente i profili della lingua e del sesso, lasciando indefinita l’età: il campione di Nobel italiani, infatti, non si presenta ampio a sufficienza per trarre conclusioni significative in questo senso.
Cominciamo col considerare le persone di lingua italiana di sesso femminile: che probabilità hai, gentile lettrice, di essere il prossimo premio Nobel?
 
P (Nobel | femmina , italia ) = 0.00000000045 (1 su 2’242'032’738)
 
Una possibilità su oltre due miliardi non è propriamente quello che chiamerei evento di facile realizzazione... le cose migliorano un poco per i maschi italiani:
 
P(Nobel | maschio , italia ) = 0.00000000238 (1 su 420'629’177)
 
Sebbene una possibilità su più di 420 milioni sia sempre qualcosa di fortemente improbabile.
Vorrei concludere con un incoraggiamento: è bene ricordare che un evento improbabile non è un evento impossibile... dunque, come sempre, la speranza non deve morire!
L’analisi statistica dei premi Nobel per la letteratura si chiude qui. Cosa riserva per il futuro la rubrica Formule e Parole? Lo scopriremo solo... (Lucio Battisti docet).
Saluti stocastici!


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